Confessione Scandalosa: Il Mio Pene Posseduto dallo Spirito Jivaro
Ufficio al University College London. Vacanze accademiche. Silenzio nei corridoi. Apro la cassa dal Perù. L’etui penien mi fissa. Trenta centimetri di cuoio, piume arcobaleno, tsantsa in cima. Occhi cuciti, bocca sigillata, capelli neri. Fascino oscuro. Braguette aperta. Estraggo il mio cazzo molle. Lo infilo dentro. Calore improvviso. Pelle che brucia. Sangue pulsa. Gonfia. Cresce. Dolore elettrico. Piume svaniscono, tatuate sulla carne. Venticinque centimetri, dieci di diametro. Mostro. La tsantsa gira. Grognamento sordo. Capelli agitati. Cuore martella. Sudore freddo. Paura. Eccitazione. Urgenza primordiale.
Peggy alla porta. Segretaria del dipartimento. Trent’anni. Seni prosperosi. Fianchi larghi. Gonna attillata. “Professore, tutto bene?” Nascondo sotto il tavolo. La testa sbatte. Ansima. Sente lei. Profumo femminile lo impazzisce. Occhi di cerbiatta. Vorrei resistere. Non ce la faccio. “Entra. Chiudi a chiave.” Sorride complice. Sa. “Mettiti alla finestra. Mani sul davanzale. Gambe aperte. Culo in fuori.” Ride. Obbedisce. Mini gonna lycra. String thong nero. Mi alzo. Tengo il mostro. Avanzo. Testa che fiuta. Vampate calde. Nari invase da odore di figa. Pelle freme. Battito cardiaco rimbomba. Devo possederla. Ora.
La Febbre
Mini gonna su. String via. Testa che preme la fessura bagnata. Labbra si aprono. Gemo. È il mio viso lì dentro. Odore acre. Succhi caldi. Lei ansima. Forte. Regola tra i denti. Zittita. Testa scivola. Dentro. Muqueuse stringono. Spasmi. Io fermo. Sento tutto. Viso premuto contro pareti pulsanti. Succhi esplodono. Salati. Dolci. Penetro fondo. Ventre contro natiche. Pelle su pelle. Sudore cola. Piacere elettrico. Scariche. Lei trema. Culo agita. Mordicchia la regola. Urla soffocate. Due minuti. Inferno.
Secousses. Esplosione. Gonfio. Sperma in bocca. Mi ritraggo. Filetti bianchi dalla bocca cucita della tsantsa. Lei pantelante. Gambe molli. Figa gocciolante. Cosce riverse. Io siedo. Pulisco. “Scusa…” Silenzio. Trema. Paura carriera finita. Si gira. Sorriso. “Sempre qui per questo servizio, Professore.” Esce. Sotto tavolo, mostro muore. Cuoio si stacca. Torna etui. Sperma luccica. Sorriso beato. Pelle ancora calda. Cuore rallenta. Sudore evapora. Unico. Vivo. Pericoloso. Voglio di più.
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