Confessione Scandalosa: 24 Ore di Follia Carnale sull’Ardèche
Sabato mattina, otto in punto. Il fiume Ardèche ci ingoia. L’aria umida si appiccica alla pelle. Mathilde mi fissa, occhi selvaggi. ‘Fino in fondo, tutto possibile.’ Cuore che pompa furioso. Saltiamo in canoa. Lei davanti, io dietro pronto. La prima pagaiata esplode. Remi che mordono l’acqua. Muscoli tesi, vene gonfie. Sudore cola tra le scapole. Lei spinge, io seguo. Ondate ci travolgono. Il ritmo accelera. Pelle brucia contro il legno bagnato. Respiro corto, ansante. Orgoglio mi spinge. Tecniche perfette, lei geme di piacere. Paradiso per lei, inferno per me.
A malapena riprendo fiato. Muscoli urlano ancora. ‘Dietro di me ora, segui il mio ritmo.’ Obedio. Mi sistemo, scivolo nella posizione. Lei imprime un’andatura demoniaca. Remo su remo, lotta eroica. Gambe tremano, braccia cedono. Vorrei mollare, ma resisto. Onduliamo lenti, poi furiosi. Lei sospira estatica. Io sudo sangue. Mattinata crudele. Lei integra, determinata. Io esausto, ma la guardo. Curve del corpo illuminate dal sole, ipnotiche.
La Febbre
Pausa pranzo. Bevo ogni secondo. Occhi su di lei, forme che accendono brame. Ripresa dolce. Preliminari copiosi, manovre sinuose. Crea dinamica esplosiva per il pomeriggio. Lei astuta, io la tempiero. Troppo intensa per me. Lungo, tragico. A volte mi nascondo dal suo sguardo. Lei mi motiva, mani esperte. Rallento, accelero. Pelle infuocata. Lei ansima, geme. Io fingo forza, per esaurirla. Accelerazioni improvvise. Lei si pavoneggia, non cede. ‘Ohhh! Ancora?’ Errore fatale. Grintosa, eccitata dal mio assalto.
Tiro fino a sera. Pausa divina. Dormire, finalmente. Ma no. ‘Non male, ma rattrappiamo.’ Mi guarda, floscio, distrutto. ‘Resta così. Ho creme.’ Mani su di me. Veloutata, calda. Rilassa, risveglia. Tensione torna, bastarda. Riprendiamo piano. Lei prende comando. Risveglia desiderio. A volte esausta, ma rilancia. Io mi vergogno, prendo il ritmo. Lei si abbandona, urla nella notte. Poi inverte. Creme, utensili magici. Riparto feroce, come all’inizio. Poche ore di sonno, spezzate.
L’Incendio
Domenica mattina. Primo tratto completato. Modriamo. Mattinata suave. Nuove posizioni, esperimenti fino in fondo. Pausa alle dieci. Pomeriggio, siesta breve. Ultima fase. ‘Non mollare. Fine leggendaria.’ Secondo fiato. Attacchiamo il settimo cielo. Troppo veloce, perdo controllo. Lei sonora: cabra, geme, urla. Clamori crescono. Io ritmo selvaggio. Muscoli ardono, mani stringono remo, gambe rigide. Vrombo, vibro, urlo nell’apoteosi.
Le Ceneri. Domenica sette. Trionfo vicino. Tenute speciali: tute fripone. Sguardi febbrili. Ultimo slancio maestoso. ‘Transgrediamo tutto.’ Lei finge pudore, acconsente. La posiziono davanti. Si incurva, rossa. Inizio perpetuo. Ritmo promettente. Onduliamo, balziamo, tango caotico. Furia bacchica. Lei urla, io ruggisco. Tempesta esplode. Vertigine, ebbrezza. A riva, distrutti. 24 ore esatte. Fiume conquistato. Pelle ancora rovente, cuori lenti. Unico, irripetibile.
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