Confessione nella Grangia: La Febbre delle Guance Rosse
Ero giovane, inesperto. Nella grangia, dietro balle di paglia. Lucienne, guance rosse. Due stagionali la divorano. Lei nuda a metà, mani ovunque. Geme, reclama. Ne ingoia uno, l’altro la prende da dietro. Intercambiano. ‘Piccola viziosa’. Lei ride, ne vuole di più. Carezze audaci. Io nascosto, cuore che martella. Non vedo tutto. Solo fianchi nudi, palle che dondolano. Poi seni liberi, ballano coi colpi. La insultano, lei ansima. Forse uno la sodomizza. Non so. Si svuotano in lei, su di lei. Escono. Lei sola. Si appoggia al muro. Mano tra le cosce. Si masturba furiosa. Convulsa. Urlo animalesco. Crolla. Gambe aperte. Foufoune pelosa, umida. Prima volta. Calore mi invade il basso ventre. Rumore fuori. Si riveste, va. Io resto, ossessionato.
Notti di sogni. Lucienne sottomessa, insultata, che gode. Divento vizioso. Anni dopo. Vacanze dal compagno. Casa in campagna, vicino fattoria. Studiamo medicina. Piscina, ma esame perso. Chiamo Corinne, bella ma frigida. Non eccita più. Poi la vedo: figlia dei mezzadri. Guance rosse. Come Lucienne. Boulotte, volto grezzo, campagnola. Penso: si fa scopare nelle grangie. Mi masturbo pensando a lei. Vado alla fattoria. Latte, footing. Vicino, brutta. Ma ossessione. Notti agitati, mano sul cazzo. Immagino Jocelyne nuda nella paglia.
La Febbre
Mattina. Latte. Padre al campo, madre stalla. Lei sola. Mi butto. Bacio brutale, mani sui seni grossi. Follia. Mi respinge, gentile. Sorride. ‘Mamma vicina. Vieni all’étang’. No, grangia. Sorride. ‘Ok’. Mattinata infernale. Stomaci, intestini. Penso al rendez-vous. Damien al villaggio. Io no.
Fattoria. Padre col trattore. Lei sgattaiola dentro, occhi complici. Giro largo. Entrata. Mano mi tira. Scala. Grenier di paglia. Cuore esplode. Lei torse nudo. Seni pesanti, bianchi. Strip. Culo pallido. Foresta pubica. Cazzo duro. Lei libera la bestia. Mi spoglia. Si inginocchia. Succhia vorace. Esperta. Bocca piena. Vengo forte. Sborra in bocca, viso.
L’Incendio
Lei in piedi. Mento sul cono peloso. Mi afferra testa. ‘Leccami’. Odore forte, acre. Eccitazione. Lecca furioso. Lei si struscia. Mouille abbonda. Juta, trema, morde labbra. Trattore parte. Lei a quattro zampe. ‘Prendimi come bestia’. Culo inarcato. La scopo. Insulti. ‘Troia’. Geme, ‘Di più’. Colpi violenti. Sudore. Pelle bolle. Battito impazzito. Urgenza di possederla.
Le Ceneri. Vacanze finite così. La riempio ovunque. Paglia, campi. Non rifiuta niente. Esame? Tant pis. Da allora, so. Ragazze guance rosse, campagnole robuste. Le migliori. Amanti vere. Redono sempre. Eccitano più delle belle plastificate.
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