Confessione nella Grange: Il Mio Cul Obsessionato con Martine

Qualche giorno dopo, pedalo furioso con Martine. Il cuore mi martella nel petto. “Torniamo alla grange?” chiedo, voce rauca. “Perché mi hai reso ossessato.” Lei sorride, occhi maliziosi. Arriviamo. Blocco la porta. Mani tremanti. Ci strappiamo i vestiti. Febbrili. Nudi. Pelle contro pelle, calda, sudata. La prendo in braccio. Le impasto il culo sodo. Morbido. Lei scappa ridendo. Sale l’eccitante scala. Guardo il suo sesso nudo che ondeggia. Scala traballante. La raggiungo nel fieno. Sdraiata. Gambe spalancate. “Vieni,” sussurra. Mi inginocchio tra le sue cosce. Tiro il bacino verso di me. Le sue chiappe sulle mie gambe. Il mio cazzo eretto preme contro la sua fica bagnata. Mi schiaccio su di lei. Mani ovunque. Viso dolce. Spalle morbide. Busto. Tette gonfie. Ventre piatto. Cuore impazzito. Sudore cola. “Girati,” ordino. Obbedisce. A pancia giù. Mi posiziono ai lati delle sue cosce. Carezzo collo. Radice capelli. Spalle. Schiena arcuata. Discesa lenta fino alla raia delle natiche. Vita stretta. Bordi delle tette schiacciate. Sorride. Testa su braccia. Occhi socchiusi. Mani sulle chiappe. Le apro. Dito nel solco. Piccolo buco roseo. Pelle vellutata. Cazzo nel mezzo. Stringo le natiche intorno. Rampe di seta. Obsessione totale. “Apri le cosce. Forte.” Obbedisce. Mano tra le labbra umide. “Ancora.” “Non ce la faccio.” “Solleva il culo.” Si alza. Croupa alta. Ginocchia divaricate. Testa bassa. Vulva aperta. Ano invitante. Pelle fremente. “Hai un culo somptuoso,” dico. “Me lo dicono sempre,” ride piano. Dietro di lei. Braccia la cingono. Mani afferrano tette. Trema. Pelle bollente. Bacio la vulva. Umida. Dolce. Poi l’ano. Piccoli tocchi lingua. Apprensione. Grandi leccate. Senza freni. Dito bagnato. Premo piano. Cuore esplode. Penetro delicato. Va e vieni. Scivola male. Ritraggo. Lecco l’ano. Bagna. Rimoudo dito nella fica fradicia. Entra liscio. Sorpreso. Distendo. Secondo dito. Lei si irrigidisce. Continuo. Facile ora. Cazzo alla porta. Paura. Male per lei. Per me.

“Vieni,” ansima. Glans in fica. Lubrifica. Torno all’ano. Entra. Lentamente. Geme. Dolore e goduria. Immobile. Lei ondeggia il bacino. Afferro fianchi. Piano. Poi meccanica impazzisce. Veloce. Forte. Lei grida. Mani a terra. Si solleva. Afferra fieno. Impasto tette. Maltratto. Fianchi. Spalle. Labora il suo culo. Senza pietà. Grida più forte. “Ancora!” Corpo si contorce. Cazzo duole. Piacere annega tutto. Mani folli. Tette. Collo. Fianchi. Colpi violenti. Esplodo dentro. Sperma caldo. Crollo su di lei. Rotoliamo. Mi sfilo piano. Pelle appiccicosa. Respiro affannato. “E sono ancora vergine,” dice ridendo.

La Febbre

Lunedì sera, dal journal di Martine. Mi ha sfondata completamente! Fa ancora male. Lui ha insistito per la grange. Sapevo aveva un’idea. Anch’io. Spogliati veloci. Carezze brevi. “Girati,” ha detto. Offro il culo. Apprivo il mio buco con lingua. Delicato. Frisson al dito. Lubrifica in fica. Entra facile. Due dita. Incredibile. Glans sull’ano. Paura. Voglia folle. Lubrifica. Entra quasi facile. Sorpresi entrambi. Muovo io. Lui segue. Poi pilla forte. Male buonissimo! Urlo. Folle. Dolore e piacere mischiati. Maltratta tette, fianchi, culo. Mi tocco clito furiosa. Orgasmo gigante. Sento i suoi colpi. Gambe contro chiappe. Ancora male al culo. Ma vergine sì. Lo resto ancora.

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