Sotto la Pioggia Torrida: la Mia Follia Nuda e Divorante

È il 14 luglio. Ultimo corso di espressione corporea. L’aria è pesante, appiccicosa. Esco con il gruppo, robe leggera addosso, piccolo zaino con il body. Musica dal bal des pompiers ci attira. Ballo con tutti, ragazze e ragazzi. Sudore sulla pelle, corpi che sfiorano. Poi il cielo si squarcia. Prime gocce, lampi, tuoni. Piove a dirotto. Corro, bagnata fradicia. Lui grida: “Vieni, la mia macchina è vicina!”

Cento metri sotto il diluvio. Entriamo ridendo. Io gocciolo. Capelli appiccicati, viso che cola. “Serviette nel mio zaino”, dice. Me la passa. Mi asciugo faccia, collo. Lui insiste: “Ti aiuto.” Appoggio la testa sulle sue ginocchia. Mi asciuga la schiena. Mani calde. “Sei fradicia.” Si redresse, mi asciuga il décolleté. La robe larga. Dita sfiorano i seni. Gocce fredde, pelle che brucia. Imbarazzo misto a fremito. Continua. Tampona i seni. “Questa robe è uno straccio, prendi freddo.”

La Febbre

“Fa troppo caldo”, ribatto. Ma ha ragione. Bottoni slacciati fino alla vita. Spalle nude. Reggiseno estivo zuppo. Mi asciuga pancia, schiena. Sfiora i seni coperti. “Posso?” Bretelle giù. Sorrido: “Ormai tardi per no.” Seni all’aria. Li asciuga piano. Caresse finale. “Tss”, dico ridendo. Gioco pericoloso. Cuore che martella. “Ora le gambe gelide con questa robe bagnata…” Lui sorride: “Sai cosa fare.”

Schiena contro schienale. Cintura slacciata. Robe ai piedi. La butto dietro, ridendo. “Serviette!” Lui: “Finisco io.” Gambe, polpacci, piedi. Tampona basso ventre. “E qui?” Non rispondo. Sfida. Mi asciuga il pube. Sollevo il culo. Fa lo stesso dietro. Pioggia rallenta. “Finisco.” Slip giù. Nuda. Mi apre, asciuga tra le gambe. Frotte i glutei, separa. Pelle in fiamme. Battito forsennato.

L’Incendio

“E tu? Camicia zuppa.” Gli slaccio i bottoni. Via, dietro. Jeans bagnati. Cintura, zip giù. Mano sul cazzo duro. “Rischia raffreddore. Tutto via.” Pantaloni, slip. Nudo. Gambe asciutte. Sul sesso… più a lungo. Ride. “Mi hai palpato abbastanza.” Mano nuda. Lo prendo. Su e giù sul prepuzio. Duro, gonfio. Mi chino: “Ti riscaldo.” Bocca. Suzione lenta. Lui chiude occhi. Volante dà fastidio. “Altra posizione.”

Si sposta, gambe sul cambio. Mi solleva. Sotto di me. Dossier giù. Gambe aperte. Cazzo dentro. Urgenza. Prendo ritmo. Mani sui lati. Mi impalo. Glande contro utero. Calore liquido. Geme. Io ansimo. Pelle sudata, cuori impazziti. Viene. Io tremo. Piacere che squassa.

Silenzio. Mani sui miei seni. Mi giro, bacio. “Torniamo? Pioggia cala.” Si riveste parzialmente. “E tu?” “Dopo.” Guido piano. Quartier mio. “Vestiti.” “Strada vuota, tardi.” Bacio rapido. Prendo roba, zaino. Esco nuda. Trottoir deserte. Hall. “Donna libera.” Rischio incontro. Bacio volante a lui. Ascensore. Palier nudo. Chiavi in fondo. Roba zuppa fuori. Entro. Vestiti sul seccatoio. Marito vede al ritorno. “Troppo bagnata dall’orage?” “Sì, un galantuomo mi ha salvata.” Sorride: “Non ha approfittato?” Silenzio. Pelle ancora rovente. Ho vissuto.

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