Confessione nelle Scuderie: La Cravache e la Mia Vendetta Ardente
Le scuderie odorano di fieno e cuoio. Finisco la lezione con Florence. Cuore già accelera. Mi dirigo lì, curioso, eccitato. Bruits strani da un box. Mi avvicino piano. La vedo: madame Hill, amazzone, mano nei jodhpurs, gemiti sommessi. Davanti all’étalon. Pelle freme. Il mio cazzo pulsa nei jeans.
Entro. Lei si ferma, si gira, rossa. ‘Che fate qui?’ Silenzio mio. Occhi su cravache appesa. La prendo. Lei ansima, petto gonfio, bottone slacciato. ‘Quello per la mia lezione?’ Avanzo. Cravache sulle cosce sue. Fianchi. Ventre. Lei incava. Sale tra seni. Emetto corsetto. Dentelle nera.
La Febbre
Lei tenta fuga. Schiaffo. ‘Non muoverti!’ Sorpresa nei suoi occhi. ‘Meriti questo, viciosa.’ Parla di metodi miei. ‘Obbedienza dalle allieve.’ Le prendo mento. Occhi nei suoi. Cravache sui reni. ‘Dimmi come ottengo obbedienza.’ ‘Non oseresti.’ Passo cravache su petto, gola, labbra. Lei cede. Io duro come ferro. Vendetta brucia.
‘Cosa meriti?’ ‘Fess… correggimi.’ Bassa jodhpurs. Culotte. Si china, goffa. Petto esposto. Roule corsage. Renis liberi. ‘A ginocchia.’ ‘No…’ Cravache tra cosce nude. Su sesso. Geme. ‘Dimmi.’ ‘A ginocchia, culo nudo.’ Mi siedo su fieno. Lei cade. Braccia mia vita. Testa ventre mio. Culo offerto. Calore bocca sua su me. Pazzia.
Colpi cravache. Cinghiate secche. Geme contro ginocchia mie. Cazzo mio esplode quasi. Continua. Grido suo. Piange. Sollevo viso. Lacrime, sorriso strano. Libera cazzo mio. ‘Prendimi in bocca.’ Geme lei. Succhia. Labbra calde. Lingua vortice. Succhio profondo. Io gemo. Esplodo in gola sua. Sudore cola. Cuori impazziti.
Lei si alza. Occhi lucidi. Si aggiusta. Prende cravache. Esce senza sguardo. Io stordito. Cazzo libero. Voce soubrette fuori. Panico. Remonto jeans. Entra lei: capelli chignon, spalle dorate, petto teso, robe nera, tablier bianco. Gambe in bas resille. ‘Appetito? Cena servita. Segui, bravo ragazzo.’ Cammino dietro. Culo perfetto. Tacchi ipnotici. Occhi giù, magnete.
L’Incendio
Cena. Evito sguardi. Madame Hill lecca dita pollo, occhi su me. Florence ride. Marito muto, punito. Abruzzo. Stanchezza pretesto. Camera mia. Letto. Immagini: seni lei, culo frustato, bocca calda. Mano su cazzo. Sto per venire. Rumore corridoio.
Coperta su. Vergogna. Voci da camera loro. Mi avvicino. Serratura. Madame Hill: corsetto cuoio nero, gonna aperta, culo esposto, tracce frustate. Parla a uno piccolo, inginocchiato. Mano in pigiama. Cazzo duro. Presenza dietro. Escarpins, gambe velate, tablier, décolleté.
‘Vicieux.’ Mi rialza mento. Curvo, cazzo eretto. Braccia incrociate. ‘Senza vergogna.’ Afferra cazzo attraverso stoffa. Dura di più. Muove mano. Lenta. ‘Matavi madame? Voyeur?’ ‘Sì…’ ‘Eccita?’ ‘Sì…’ Tira corda. Pigiama giù. A mezzo nudo. Corridoio. Mano accelera. ‘Ti branli?’ ‘Sì…’
‘Vergogna?’ ‘Sì…’ Massaggia palle. Grido vicino. Ferma. ‘Domani camera mia. Niente polluzioni.’ Sorride. Via. Io folle. Doccia fredda. Torno. Bas nero sul letto. Biglietto: ‘Enroulez autour sexe. Presenta domani stesso stato.’ Tremore. Lo tocco. Seta su pelle. Enrollo. Frizione divina. Mi agito. Dormo esausto. Desiderio brucia ancora.
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