Confessione Scandalosa: Depucelata dal Conte Grigio davanti a Mia Madre
Il mio cuore martellava nel petto mentre scendevo le scale del castello di Saintonge. Era il 8 settembre 1760. Nuda sotto la gonna, la pelle fremente per le cavalcate mattutine a pelo su Éclair. Ogni galoppo mi scuoteva la vulva, tette pesanti che ballavano, due orgasmi prima dell’alba. Ora, le fiançailles col conte di Rochefort. Mia madre, la baronne, mi aveva stretto il corsetto. Seni schiacciati, ma gonfi, pronti a esplodere. Occhi turchini luccicanti di terrore e curiosità. Entrai nel salone dei ritratti. Lui era lì: grigio, sdentato, gobbo. L’eccitazione svanì in un lampo. Ma il suo sguardo lubrico sulle mie tette ravvivò il fuoco. Mi prese per i fianchi, mi issò sul tavolo da gioco. Gambe aperte. La mia figa bionda esposta, vergine e umida. Madre rise: “È pura, mon cher comte.” Lui rise: “Meglio, strette e decupliate.” Mi fissava. Sudore colava tra i seni. Cuore in gola. Voleva provarmi. Madre propose di guidarmi. E poi, si offrì prima. La vidi spogliarlo. Il suo cazzo enorme, viola, eretto. Io tremavo dietro la porta, figa che pulsava.
Madre in ginocchio. Lo masturbava, lo ingoiava. “Sucez!” Lui gemeva. Boccheggiava. Lei pompava, leccava le palle gonfie. Lui esplose in gola. Sperma abbondante. Lei ingoiò tutto, figa bollente. Cinque minuti, e lui duro di nuovo. Potion magica. La prese da dietro, nel culo. “Oh, Monseigneur!” Lei urlava, io spiavo, dita nella fessura, clitoride gonfio. Mi chiamarono. “Entra, figlia mia.” Mi spogliarono. Tette meloni che rimbalzavano. Lui mi tastò: “Bagnata, brava.” Poi la inculò di nuovo, lei gemette alta. Io mi sfregavo furiosa. Lui venne, ma restò duro. Bagno caldo. Io lo lavai. Tette sul viso suo. Mi succhiò i capezzoli duri. Poi, mano insaponata sul suo cazzo. Madre spinse la mia testa: “Succhia.” Lo ingoiai, salato, grosso. Lei mi guidò, dito nel suo culo. Lui ruggì: “Vi sposo entrambe!” Mi leccò la figa, lingua sul clito. Madre gli leccava il culo. Ero lava.
La Febbre
Mi sdraiarono. Gambe alzate. Lui entrò nella mia verginità. Strappo di dolore, poi piacere puro. “Ah!” Gambe tremanti, pelle sudata, cuore impazzito. Mi fotteva selvaggio, pugno d’acciaio. Madre infilò una candela nel suo culo. Lui accelerò, urlando. Io venni, figa contraffatta intorno a lui. Sperma caldo mi invase. Un’ora dopo, collation. “Niente fiançailles, sposiamoci.” A me: “Ti è piaciuto il mio cazzo?” “Sì, Monseigneur.” Mentivo piano, ma occhi bassi tradivano fame. Lui partì, ma tornò: “Nel culo ora.” Madre mi preparò. Olio, dita. Sdraiata, ano esposto. Lui spinse. Dolore accecante, poi estasi. Mi riempì, sudore mescolato, corpi appiccicati. Venne profondo. Pelle bruciante, battito calmo. Unico. Selvaggio. Mia nuova vita: troia del conte, con madre.
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