Confessione Scandalosa: La Febbre Divorante con Pascale

Coppia abbracciata

Conoscevamo Pascale da anni, rapporti professionali stretti. Il marito l’aveva mollata mesi prima. Soffriva. Ero rappresentante, lei acquisti in un cliente grosso. L’invitai a cena. Accettò, ma con i figli Philippe e Hélène, per distrarli. Non potevo dire no. Martedì sera, no scuola dopo. Pascale quarantenne succosa, curve perfette. Vestito nero stretto su tette e fianchi larghi. Cena fila liscia. Lei guida charla, figli parlano sogni: lui veterinario, lei ballerina. Oltre 22:30 li riaccompagno. Davanti casa: ‘Entra per un déca, il migliore della città’. Salone. Figli in pigiama mi baciano. Lei li mette a letto. Sola: ‘Sai cosa ha chiesto Hélène? Se restavi’. Rido. Caffè. ‘Prima volta da tempo con un uomo qui, tardi’. ‘Come ti senti?’. ‘Bene, pace, dolori sospesi’. Io: ‘Anch’io’. Si accoccola in poltrona, sorseggia, accende sigaretta. Silenzio. Desiderio mi mangia. Cuore pompa forte. Bevo, mi alzo per andar via. Lei mi trattiene? La bacio. Porta s’apre. Hélène scende: apparecchio denti fa male. Pascale la rimanda su. Mi alzo. ‘Vado, o resto’. ‘Casa grande, camera ospiti. Lenzuola fresche. Un cognac?’. Mi siedo. Versa, si appoggia. Gusto lento. Occhi, sorrisi. Testa su spalla. Labbra sulle sue. Bacio esplode. Mani su fianchi, spalle, tette pesanti, pancia morbida. Mano tra gambe, lei ferma dolce: ‘Vieni, ti mostro camera’. Seguo. Stanza stireria, doccia privata. Mi lavo, in letto. Entra in vestaglia. La lascia cadere. Nuda sotto camicia da notte. Si incolla. Baci lunghi. ‘Mi piace corpo tuo magro’. ‘Il tuo polposo’. ‘Smetti, son brutta’. ‘Sei sexy’. Cuore rimbomba. Pelle brucia.

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Mi butto su tette. Palpo, lecca. Scendo pancia. Labbra su cespuglio pubico morbido. Lingua tocca. Grido piccolo. ‘Male?’. ‘No, adoro, piano, abituami’. Baci lunghi su vulva aperta. Dito, due. Esploro umido caldo. Tre dita: geme. Vado lento. Spinge pancia su mano. Lamenti. Quattro: corpo trema, pancia sale ritmica. Orgasmo la scuote forte. Mi bacia. ‘Sdraiati a pancia’. Massaggia spalle, schiena, culo. Bocca, tette sostituiscono mani. Mi gira. Fellatio profonda. Suga cappella, ingoia cazzo. Lingua vortica. Mani su palle, ano. Urlo stop. Lei no. Sborro in gola. Ingolla tutto. Abbracciati. Due di notte. Va via. Dormo pesante.

La Febbre

Sveglia presto. Rumori: lei in piedi. Caffè veloce, via. ‘Pomeriggio figli tennis, soli’. ’16:00′. Roses in mano, suono. Entro, la divoro. Resiste finta, accende fuoco. Moquette salone. La prendo a pecorina. Culo tondo, ano rosa. Odore fica bagnata sale. Fianchi sbattono. ‘Ti piace? Stringi cazzo, accarezza palle!’. ‘Sì, scopami forte!’. Limo a lungo. Forte, sicuro. Urla. Cazzo stretto. Orgasmo la travolge. La giro su divano, culo bordo, gambe su. Fica spalancata. Infilo violento. Grido, grugno. Bruciore ventre. ‘Prendi tutto! Bella, mi fai impazzire!’. ‘Sì, vieni!’. Sborro dentro. Resto. Ritraggo, sperma cola. Prendo mutande, asciugo. Lei: segui. Su water, piscia. Jet giallo. Eccitazione pura. ‘Bella che pisci’. ‘Mai pensato’. ‘Vuoi me?’. ‘Sì’. Piscio davanti. Lei accarezza culo. ‘Come immaginavo’. ‘Mai visto uomo così da vicino’. Mesi dopo, divorzio. Amante attenta. Durò. Poi sposò altro. Scrivo auguri, risponde. Philippe vet, Hélène no ballerina. Pelle ancora brucia al ricordo. Cuore accelera. Urgenza eterna.

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