Confessione: Il Mio Pompino Divorante a Hakim nel Parcheggio Oscuro

Il parcheggio è buio, deserto. La nazionale romba lì vicino, fari che sfrecciano. Io nella mia Mégane, motore spento. Il cuore mi martella nel petto, un tamburo impazzito. Quel MMS: la sua mano scura, alliance al dito. ‘Marié aussi. Parking… in 5 min.’ Bugiarda io, che gli ho detto di essere sposata. Ma il corpo tradisce. Capezzoli duri contro il cotone del survêtement. Tra le cosce, un calore umido, urgente. La ragione urla: parti! Ma le mani stringono il volante. Deciso. Inversione, gas. Centinaia di metri, e eccolo lì. Cuore che esplode. La sua auto nera si ferma a venti metri. Phares spenti. Plafonnier accesi: lui. Sorriso malizioso. Vibrazione: ‘Esci e vieni a succhiarmi.’ Gambe molli. Porto aperta. Fuori, aria fredda sulla pelle rovente. Verrouillage bip. Passi lenti sull’asfalto. Occhi bassi, ma immagino i guidatori che scrutano, indovinano la mia vergogna eccitante. Lui apre la portiera passeggero. Occhi neri, profondi. Entro. Chiusa. Radio che ride. Il suo survêtement teso sul corpo scolpito.

Pantaloni giù, cazzo semi-duro, lungo fino al nombril. Gland pelato, liscio. Odore muschiato mi invade. Naso che freme. La sua mano nei miei capelli, ferma, dolce. ‘Allez, régale-toi, ma petite pute.’ Mi piego. Labbra sfiorano palle rotonde, lisce. Lingua lecca, aspira. Lui geme basso. Sale piano, baci umidi sulla vena pulsante. Gland in bocca, lingua che vortica. Gemo io ora. Lui sospira. Mano stringe. Bocca piena, va e vieni. ‘Oui! On va s’amuser.’ La mia mano alla base, pompo al ritmo. Lingua sul gland, gola che accoglie. Tossisco quasi, ma voglio di più. ‘Regarde-moi, chienne!’ Occhi nei suoi. Phone in mano. Panico. Tiro indietro. Ma lui blocca. ‘Continua, c’est pour moi.’ Fidati? No choice. Succo frenetico. Lingua ovunque: asta, palle, guance sfregate. Gemiti miei, suoi. ‘Putain! N’arrête pas!’ Tasta che trema in bocca. Lui posa phone sul dash. Mano in capelli, tira. Alza maglia, addome scolpito. Si pompa furioso. ‘Bouche ouverte! Ta récompense!’ Obbedisco. Prima sborrata: bocca, guancia. Tiro indietro, ma ferma. Getti caldi: naso, lingua, viso. Grognements. Essoufflé, phone su di me. ‘Avale!’ Deglutisco. Âcre, salato, tiepido. Prima volta. Vergogna. Piacere. Pelle brucia, cuore rimbomba, umida fradicia.

La Febbre

Lui si rivestE, mouchoir sul cazzo. ‘Ci si vede spesso.’ ‘Tra due giorni palestra. Porta doccia aperta.’ Porta mia aperta. Fuori, ebouriffée, sborra sul viso. Gusto in bocca, meno amaro ora. Torno alla Mégane, cerchio testa. Strada a casa, non mi pulisco. Parcheggio edificio. Mani tremano sul volante. Specchietto: tracce opache su guance, naso. Entro, scale veloci. Porta chiusa. Specchio bagno. Finalmente. Acqua calda, sapone. Ma pelle ancora freme. Ricordo il suo odore, il sapore. Letto. Mani tra cosce, rivivo tutto. Orgasmo violento, nome suo sussurrato. Domani? Raison persa. Desiderio vince. Hakim. Presto, di nuovo.

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