Verbi, Non Nuvole: La Mia Jade Che Brucia
L’estate muore piano. Collioure esita tra due aliti. Bar dei Templari, caffè nero come fiele. Carnet bianco, pagina che brilla. Scrivo d’istinto: ‘Ce che dici diventa vero.’ Non so da dove. Dal fondo del bicchiere, dal mare che mugugna. ‘Avrà occhi di crepuscolo bugiardo.’ Alzo lo sguardo. Eccola. Non entra, esiste. Vestito blu cattura luce, pelle calda di fine giorno, occhi nocciola che sanno. Si ferma a due metri, ombra perfetta.
— Sei l’Artista?
La Febbre
Aggrotto la fronte.
— C’è sul tuo carnet. In alto a destra.
Guardo. Vero. Cuore salta.
— Jade.
Nome secco, pietra sulla lingua. Si siede senza chiedere. Prende il carnet, legge piano, unghia sulla margine.
— ‘Avrà occhi di crepuscolo bugiardo.’
— Non era promessa.
— Peccato. Le promesse legano i corpi.
Ripone, mi fissa come prima di tuffo.
— Non scrivi più?
— Aspetto rimbalzi.
Sorriso increspa bocca. Beve il mio caffè, storce naso.
— Troppo nero. Perfetto per noi.
Mi schiarisco gola.
— Che facciamo?
— Patto: tu parli, io agisco.
Vento piega tovaglia. Lontano, macchia turchese si gonfia. Distolgo occhi.
— Perché io?
— Scrivi con fame.
Cubi sul tavolo, viso vicino. Profumo sale e gelsomino. Occhi fissi.
— Di’ qualcosa.
L’Incendio
— Ti chiami Jade.
— Facile. Di’ altro.
— Hai dita fredde.
— Sempre, quando voglio.
Mano sul polso. Dentro, tamburo: ‘Ce che dici diventa vero.’
— Andiamo. Qui o scale.
— Scale.
Battito ciglia. Si china.
— Regole: verbi, non nuvole. Presente solo.
Turisti alzano testa, ripiombano. Rimette sandali al polso.
— Ultimo: se ti fermi, io fermo. Se esiti, dormo.
— Violento.
— Chiaro.
Scende scale verso spiaggia. Pago, prendo carnet. Cameriere sorride complice.
Galets caldi. Lei non volta. Sa che seguo.
— Parli, io faccio.
Mi fermo. Gola stretta.
— Scendi.
Piede su prima scala. Onde leccano. Vento gira. Io dietro. Scendiamo.
— Mano sui galets.
Si accovaccia. Collo nudo. Schiena respira.
Cuore martella. Pelle suda già. Desiderio sale, rosso.
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