Sesso Selvaggio Sotto il Ponte del Mulino: La Mia Confessione Ardente

Donna in bikini in riva al mare

È piena estate. Campagne e colline si stendono intorno. Viaggiamo nella decappottabile, tetto spalancato. Il vento ci fustiga. ‘Senza capote è meglio!’, sventola il banner dietro. Ridiamo io e Fanny. Gli altri pure. Dei restanti, chissenefrega. Lei accende la radio, un’opera che urla fino a scoppiare gli altoparlanti. Io preferivo chitarra. Ma lei si eccita così: gambe nude fuori dal finestrino, capelli arruffati, contro-ut che vomita sulla statale. L’aria tiepida vira al caldo. La mia mano scivola sulle sue cosce. Umide. Come la mia palma sudata. Lei si dimena, sistema gli occhiali da sole, infila le mie dita nella sua culotte. La cantante strilla tra fiati e archi. Fanny ha la pelle d’oca. Mia mano o musica? Rallento. La strada è dritta. Il guidatore admira il paesaggio: bianco, cotone. Lei sorseggia acqua, mi lecca le dita. Io lecco lei. Di nuovo lei. Poi dentro la culotte. Deliziosamente viziosa. Adoro. Giro, giro mentre l’asfalto fugge. Lei dice qualcosa. Non sento. ‘Cosa?’ Indica a destra. Un mulino? No. Prossima svolta, strada sgangherata tra girasoli. Abbassa il volume al momento giusto. Ultima curva: eccolo. ‘Bello qui… guarda là…’ Un vallone nascosto dietro, ponte di pietra sopra. ‘Dalla strada, invisibile.’ Scende. Parcheggio vicino al mulino chiuso. ‘Faccio foto.’ Fanny fotografa mulini e valloni segreti. Potrebbe essere cantante, avvocato, medico. È un po’ tutto. Scendiamo al ruscello. Acqua cristallina. Bagno mani e piedi. ‘Vieni.’ È sotto il ponte. Basso, stretto, ma ci stiamo in piedi. Erba rasata fresca. Pietre piatte delimitano un rettangolo ampio. Fiori al sole contro il pilastro. ‘Luogo di appuntamento segreto.’ ‘Giardino d’amore cortese.’ ‘Nobile cavaliere, rendi omaggio alla tua dama?’ Si sfila la robe girando. Io il resto. Nuda. Davanti al ruscello che gorgoglia. Mi stendo sull’erba grassa. Seni rotondi pesanti, semi-coperti da capelli. Si avvicina roteando. Fianchi larghi, sesso biondo. Mi fa indurire. ‘Madame.’ Tendo braccia. Si allunga su me. Entro in lei. Cuori che martellano. Pelle che brucia. Urgenza di possederla tutta.

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Lit vegetale morbido. Pietra ombreggiata fresca. Baci voraci. Carezze sperdute. Fanny è birichina. Troppo furba per codardia. ‘Ci guardano.’ Seduta su me, la prendo da dietro. ‘Chi? Dove?’ Mi agito. Ma lei cavalca il mio cazzo senza sosta. Sospira più forte. ‘Un vecchio… sul sentiero… continua.’ Alzo la testa. Eccolo. Immobile, venti metri. Osserva muto. Fanny si infiamma. Due dita sul clitoride. Folle di eccitazione. Impudica. Geme senza freni. Io esplodo con lei. Sudore cola. Pelle appiccicosa. Battiti furiosi. Il possesso totale. Selvaggio. Il suo culo stretto mi stringe. La sua figa gocciola. Ogni spinta un fuoco. Il vecchio fissa. Lei accelera. Io la riempio. Urla echeggiano sotto la pietra. Gambe tremano. Orgasmo che squassa. Intensità pura. Perdiamo controllo. Calore viscerale. Respiro affannato. Lei ride piano, ansimando.

La Febbre

Ci rivestiamo. Pelle ancora rovente. Il vecchio resta lì. Ci ha seguiti dal mulino? Pescava su? ‘Ti è piaciuto?’ Fanny sorride sfacciata. Scappa avanti. Io passo, imbarazzato. Lui mi guarda triste. Vecchio dai capelli bianchi. ‘È qui.’ Gira testa al ponte. ‘Qui esattamente l’hanno stuprata e uccisa.’ Non capisco. ‘Mia moglie, sotto questo ponte… i tedeschi… nel ’44.’ Tiene una pietra piatta e fiori in mano. Lontano, un uccello stride. Il piacere svanisce. Brividi freddi. Cuori rallentano. Pelle freme ancora. Abbiamo scopato sul sepolcro del suo amore. Unico. Divorante. Pericoloso.

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