La Corsa Selvaggia: Confessione di un Soldato Inseguito dal Desiderio
Sui Champs Élysée della campagna, alba rosata filtra tra gli alberi. Cinque e mezza. Io, ex soldato, muscoli tesi, sudore già pronto. Arrivo in anticipo. Lei è lì, Mini Cooper grigia. Gaëlle, bionda coda di cavallo, legging blu, brassière bianca. Schtroumpfette provocante. Occhi verdi mi sfidano. ‘Revanche?’ dice ridendo. Cuore accelera. Non è solo corsa. È lei.
Parliamo. Venti minuti. Fili tesi. Profumo inebriante. ‘Parti prima,’ dice. ‘Conta a venti. Se mi prendi, fai ciò che vuoi.’ Scatta. Follia. Conto balbettando. Uno, due… Venti. Parto. Predator. Gambe bruciano. La vedo: fianchi ondeggianti, capelli d’oro. Si volta, sorride. Accelero. Respiro corto. Pelle rovente. Sudore cola. La raggiungo. Mano su spalla. Si gira, salta addosso. Gambe intorno ai fianchi. Bacio. Labbra morbide, lingua invade. Cuore esplode. Mani su pelle sudata. Brassière via. Seni perfetti, capezzoli duri. ‘Wow.’ Fisso. Lei morde labbro. T-shirt strappato. Nudi toraci. Respiro affannato. Desiderio rosso.


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