Confessione Scandalosa a Corsicana: La Vendeuse che mi ha Divorato

Donna in lingerie

Il bar-ristorante di Corsicana si illumina al tramonto. Aria salmastra, odore di maquis. Entro, short leggero, pelle già nuda sotto il sole del giorno. Lei è lì, dietro il bancone improvvisato. La vendeuse. Seni sodi che spingono la maglietta sottile. Sorriso malizioso. ‘Eccoti, il campeur selvaggio’. Il cuore mi martella. Ordino un vino corse, rosso come il sangue che mi pulsa nelle vene. Ci sediamo a un tavolo appartato. Gambe che si sfiorano. Il suo ginocchio preme. Caldo. Sudore tra i nostri corpi. Parliamo poco. Occhi negli occhi. ‘Hai dormito male per la chèvre?’, ride. Io annuisco, ma penso al suo corpo nudo sulla spiaggia. Al couple di sposi che scopava in acqua. Invido. Desidero. Lei si avvicina. Alito caldo sul collo. ‘Andiamo via da qui’. Battito accelera. Mani sudate. Urgenza. La prendo per il polso. Corriamo verso il bosco di tamarindi. Tenda mia, aperta alla notte.

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L’aria si fa densa. La spingo dentro. Nudi all’istante. Naturisti lo siamo. Pelle contro pelle. Sudore che cola. Le sue tette premono sul mio petto. Dure. Calde. Bocca sulla sua. Lingue che duellano, fameliche. Mani ovunque. Le afferro il culo sodo. Stringo. Lei geme. ‘Prendimi’. Cuore in gola. Cazzo duro come ferro. La butto sul materassino. Gambe aperte. Figa bagnata, rasata dal sole corso. Entro di slancio. Profondo. Selvaggio. Lei graffia la schiena. Urla soffocate. Spingo. Forte. Ritmo animalesco. Sudore che schizza. Il suo clito pulsa sotto il pollice. ‘Più forte!’. La ribalto. A pecora. Colpi violenti. Palle che sbattono. Lei trema. Io perdo il controllo. Fiato corto. Pelle che brucia. Odore di sesso. Sale. Mare. La penetro ancora. Bocca sul suo collo. Morso. Lei viene. Contrazioni che mi stringono. Esplodo dentro. Caldo. Divorante. Caduta insieme. Ansiti.

La Febbre

Respiro rallenta. Pelle ancora rovente. Sdraiati nel buio della tenda. Suo corpo appiccicato al mio. Sudore che si asciuga piano. Dita che tracciano linee pigre sul mio torace. ‘È stato pericoloso’, sussurra. Annuisco. Cuore torna calmo. Ma il fuoco cova. Fuori, il frigo ronza. Chèvre lontana. Lei ride piano. ‘Torna domani’. Mi bacia. Esce nuda nel buio. Io resto lì. Sazio. Bruciato. Vivo. Quel weekend in Corsica non è più solo Robinson. È possesso totale. Pericolo dolce. Pelle che ricorda ogni spinta. Unico. Indimenticabile.

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