Confessione: L’Incontro Animalesco con Nicolas da ReVebbe

Il motel era un buco isolato, periferia morta, luci al neon sfarfallanti. Non mi ero lavata da giorni. Volevo che sentisse il mio odore vero, animalesco, umido tra le cosce. Il cuore mi martellava nel petto, sudore freddo sulla pelle. Aspettavo Nicolas nella stanza buia, lenzuola logore, aria pesante di tensione. Ogni battito accelerava il calore nel basso ventre. Pensavo ai nostri messaggi su ReVebbe, alle mie dita che scivolavano nella fica gonfia, gocciolante per lui. Ora era reale. La porta si aprì. Lui entrò, alto, virile, senza una parola. Il suo odore mi investì: maschio puro, sudore acre, cazzo già teso sotto i jeans. Non mi saluta. Mi fissa. Le gambe tremano. Il desiderio sale rosso, divorante. Pelle in fiamme, capezzoli duri che sfregano il reggiseno. Mi inginocchio piano, occhi bassi, offerta totale.

Le mani tremano mentre slaccio la sua patta. Il cazzo salta fuori, duro, venoso, odore forte di palle non lavate. Lo annuso profondo, naso contro la pelle calda, peli umidi. Inspiro la sua essenza, virile, che mi fa colare. Labbra sfiorano la cappella, salata, poi scendo alle palle, le lecco pesanti, sudate. Lingua vortica, assaporo ogni piega. Le mani lo accarezzano, dita stringono la base. Decalotto piano, mucosa rossa, odore intimo mi invade la bocca. Lo prendo tutto, gola che si apre, saliva che cola. Succhio forte, testa avanti e indietro, ritmo animalesco. Una mano sulle palle, le strizzo delicate, l’altra scivola dietro, dito umido preme l’ano stretto. Lui geme basso, mani nei miei capelli, spinge. Cuore impazzito, fica che pulsa, succo che bagna le cosce. Sento il suo cazzo gonfiarsi, vene pulsanti contro la lingua. ‘Dammi il tuo succo’, sussurro tra un ansimo e l’altro. Spingo il dito dentro, massaggio la prostata. Lui trema, esplode. Sperma caldo, denso, mi riempie la bocca. Ingoio ogni goccia, gusto amaro, virile, che mi scalda lo stomaco.

La Febbre

Lo bacio, bocca aperta, gli passo la lingua con residui del suo piacere. Lui assaggia se stesso, occhi feroci. Mi alzo, lascio la mia mutanda fradicia sul letto, impregnata del mio odore di troia in calore. Esco senza voltarmi, gambe molli, aria fredda che morde la pelle bollente. Torno alla macchina, cuore ancora in gola, fica che brucia vuota. La calma arriva piano, sudore che si asciuga, pelle arrossata che formicola. Sento il suo sapore in bocca, fantasma del suo odore sul naso. È stato totale, pericoloso, perso nel piacere puro. Ogni battito rallenta, ma il fuoco cova sotto. Ho vissuto l’intensità che sognavo su ReVebbe. Ora, la realtà sa di lui, di noi, indimenticabile.

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