Sesso Selvaggio sotto la Pioggia: La Mia Confessione sul Lago

Era una sera d’estate. Camminavamo mano nella mano lungo la riva del lago. Il rumore degli uccelli ci avvolgeva. Ridevamo. Ci baciavamo con foga. La strada era a pochi metri, dietro i banchi. Non eravamo soli. Il vento si alzava, promettendo pioggia. O tempesta.

Non mi considero un bell’uomo. Il mio pancino non aiuta. Tu, Emilie, sei una dea. Corpo da urlo, anche al doppio degli anni di quelle ventenni. Mi hai stregato. Pochi mesi insieme, ma il fuoco ardeva come il primo giorno.

La Febbre

Ci fermiamo su quel banco di pietra. Profondo, inclinato, comodo. Parliamo di sesso. Non per eccitarci. Per scavare nei desideri. Nel passato. Ti racconto la mia prima volta a tre. Con una sex-friend. Ninfomane. Insaziabile. Non bella, ma sempre affamata.

Ci masturbavamo fianco a fianco. Lei si accarezzava. Io la guardavo. Esplodeva di piacere. Io le offrivo il cazzo da succhiare. O mi segavo guardandola. Venivo sui suoi seni, in bocca. Naturale come lavarsi i denti. A volte la scopavo e basta. Ma adoravamo quelle sessioni mutue.

Poi mi propose un altro amante. Per prenderla in levrette. Lei ci succhiava feroci, alternandoci. Leccava lui, poi me. Impaziente. Ci alternavamo tra le sue cosce. La sfondavamo a turno. Gambe spalancate. Cazzoni duri. Niente fronzoli. Poi a due: lui sotto, lei sopra, io nel culo. Sperma a fiumi. Notte infinita.

Ti eccito. Lo sento nei baci. Incroci le gambe su di me. Remi la gonna alta. Senti la mia erezione. Ti metti a cavalcioni. Ventre contro ventre. Come adolescenti. Non sei mai così in pubblico. Il tuo bacino sfrega piano. Passanti vicini. Baci sporchi. Dall’altra riva, banchi vuoti. Ti propongo di spostarci. ‘Non ora’, dici, lingua in bocca. Ami il rischio.

Le mie mani sulle tue chiappe, sopra la gonna. Impulso lievi onde. Simuliamo l’atto. In pubblico. Cuore che martella. Pelle che brucia. Capelli rossi sul nostro viso. Isolati. Movimenti crescono. Esco dal controllo. Tu vinci. Lo sai dai miei occhi. Orgasmo imminente. Sorriso diabolico. Sai dominare il mio piacere.

L’Incendio

‘Come farai a venire?’, chiedi. Fiera. ‘Opzione uno: sfrego fino a bagnarti i pantaloni. Lento. Due: tiro fuori il cazzo, ti infilo dentro. Piccoli movimenti. Solo il glande. Tre: mi inginocchio e ti succhio. Ma se ci beccano… Quattro: ti seghe mentre sfrego. Ma troppo banale per noi.’

Gocce di pioggia. Prima una. Poi altra. Tempesta in arrivo. Sguardi complici. Il tuo sogno: scopare sotto la pioggia. Baci selvaggi. Mani sotto gonna. Pollice sul clito. Seni liberi. Bocca sul capezzolo. Mordi. Cuore impazzito. Dito dentro. Urlo soffocato dalla pioggia. Pelle rovente contro il freddo.

Le Ceneri

Ti alzo di scatto. Ti giro. Mani sul dossier. Gonna su, cosce aperte. Ti penetro in dieci secondi. Urlo di godimento. Mani sui fianchi. Spingo violento. Ti tiro a me. Bestiale. Pioggia scroscia. Tuoni coprono i tuoi gemiti. Piacere? Dolore? Non importa. Solo il mio sperma conta. Viene presto. Lungo. Profondo.

Esausti. Tremanti. Torniamo sul banco. Freddo ci assale. Ma la pelle brucia ancora. Respiro affannoso. Ricordi eterni. Quel banco è sacro. Non abbiamo rifatto sotto la pioggia. Ma lo spontaneo lo rende unico. Il fuoco cova. Pronto a riaccendersi.

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