Confessione: La Collegha di Mia Moglie e il Suo Minou Rasato
Entro nel soggiorno dell’appartamento nuovo di Frédérique. Polvere ovunque, carta da parati mezza strappata. Sono qui per i lavori, promesso a mia moglie. Arrivo presto, lei apre la porta assonnata. Nuisette trasparente, peignoir buttato sopra frettolosamente. Tétons duri che pungono il tessuto. Si scusa, bredouilla sull’ora. Scompare in camera. Voci femminili. Una ventenne sgattaiola fuori, bonjour timido, via in fretta.
Frédérique riappare, peignoir chiuso. ‘Non è quello che pensi.’ Io: ‘Non penso niente.’ Lei: ‘Le due ragazze insieme, sempre lesbiche.’ Insiste: ‘Non sono una frocia.’ Io: ‘Sei bi, ok.’ Caffè. Ci sediamo nel salottino improvvisato. Lei rompe il silenzio: ‘Ho bisogno di tenerezza. Adoro farmi leccare il minou.’ Cuore accelera. Pelle sudata. ‘Gli uomini non lo fanno.’ Io: ‘Io sì, adoro.’ Silenzio pesante. ‘Me lo fai?’ Embarras. ‘Solo un bacio, segreto.’ Condizioni: reciproco, minou rasato.
La Febbre
Si inginocchia sul divano. Sciolgo la cintura. Peignoir cade. Nuisette rivela tutto. Mano sotto, tétons sodi. Baci langoureux. Stringhe umide. Sesso liscio, gonfio. Dita scivolano nella moiteur. Labbra enormi, carnose. ‘Ti piace?’ ‘Adoro.’ Battito cardiaco rimbomba. Urgenza sale. Pelle brucia.
La stendo. Stringhe via. Lingua sul clito. Titillo. Scendo sulle labbra. Nektar dolce in bocca. Fontana viva. Le succhio, le tiro. Geme. ‘Non ti gênano grandi?’ ‘Delizia.’ Mangio forte. Mani sui seni. Pollice sul clito. Stringo labbra. Dito dentro, crocchia. Si inarca. ‘Forte, prendimi come femmina indifesa.’ Pugno intero. Urlo. Crescendo. Palmo sulla chatte. Lingua sull’ano. Jet esplodono. Squirt violento.
L’Incendio
Risalgo. Baci. ‘Mai così.’ caffè. Lei contro di me in cucina. Short lycra, tee aderente. Nuda sotto. Labbra gonfie segnate nel tessuto. Mano sopra. Baci. ‘Vuoi essere il mio amante?’ ‘Marié.’ ‘Solo piacere.’ ‘Deal era una volta.’ ‘Sii la mia troia vera.’ Pelle ancora rovente. Cuore martella. Controllo perso.
Sudore cola. Respiri ansanti. Lei trema ancora. Io duro come ferro. Dopo i lavori, polvere ovunque, lei lessiva il pavimento. Short bagnato. Mi inginocchio dietro. Lingua di nuovo. Geme. ‘Ancora?’ ‘Sì, troia.’ La prendo lì, sul freddo. Ma è un’altra storia. Ora, cenere calda sulla pelle. Unico. Divorante.
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