Confessione di una Notte Fatale: La Mia Preda nell’Hotel di Parigi
La suite dell’hotel avvolgeva tutto in un lusso soffocante. Parigi pulsava fuori, ma dentro, solo noi. Laurent mi guardava, occhi spalancati, cuore che martellava sotto la camicia. La porta si chiuse. Il mio profumo lo invase. Mi avvicinai. Le mie dita sfiorarono la sua nuca. Labbra sulle sue. Calde. Umide. Affamate. Lui tremò. Le mani sue sulla mia vita. Calore della pelle che brucia attraverso il tessuto. La veste di pelle cadde. La mia robe ivoire si tese sui seni. Lo spinsi verso il letto. Cuori che rimbombano. Sudore che imperla le fronti. Il desiderio saliva, rosso, violento. Le sue mani scivolarono sui miei fianchi. Stringevano. Possedevano. Io guidavo. Baci sul collo. Morsetti leggeri. Il suo respiro ansante. La mia mano sul suo petto. Sentivo il battito impazzito. Tutto accelerava. Urgenza pura. Volevo lui. Tutto di lui. Ora.
Sul letto. Io sopra. A cavalcioni. La robe scivolò giù. Pelle nuda contro la sua camicia. Strappai i bottoni. Torso esposto. Muscoli tesi. Le mie labbra scesero. Leccai il sale del sudore. Lui gemette. Mani sulle mie tette. Le strizzò. Dure. Dolorose. Perfette. La sua cintura cedette. Pantaloni giù. Cazzo duro. Pulsante. Lo presi in mano. Caldo. Venoso. Lo stuzzicai. Labbra umide della fica che sfioravano il glande. Scesi piano. Lentamente. Lui dentro di me. Pieno. Stretto. Ogni centimetro un fuoco. Iniziai a muovermi. Su e giù. Mani sul suo ventre. Leva perfetta. Ondulavo. Vibrazioni che ci scuotono. La sua verga sursautava. Le mie pareti si contraevano. Spasmi. Gemiti rauchi. Seni che ballano. Culo che sbatte. Sudore che cola. Accelerai. Selvaggia. Senza freni. Lui afferrò i miei fianchi. Spingeva su. Profondo. Brutale. Orgasmos che esplode. Il mio corpo trema. Il suo seme caldo mi riempie. Urla soffocate. Pelle che brucia. Controllo perso.
La Febbre
Calma. Respiro corto. Pelle ancora bollente. Lui sotto di me. Sorriso beato. Io resto a cavalcioni. Fica depilata sul suo viso. Vicina. Odore di sesso. Le sue mani sui miei seni. Accarezza. Stringe. Dolce. Ultimo. Le mie dita sul suo collo. Dolci. Poi ferme. Pouces sulle carotidi. Pressione. Lui sorride ancora. Poi capisce. Occhi spalancati. Mani spingono. Debole. Respiro blocca. Si inarca. Io lo guardo. Negli occhi. Acqua e fuoco. “Perdonami”, sussurro. Scompare. Silenzio. Corpo inerte. Io tremo. Cuore mio che martella. Prendo il laptop. Mi rivesto. Pelle ancora fremente. Esco. Taxi. Helge aspetta. Laptop consegnato. “Differente”, dico. Lui ride. Aereo. Parigi svanisce. Ma il suo tocco brucia ancora. Unico. Divorante. Pericoloso.
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