Confessione Scandalosa: La Febbre nel Museo con Georgina la Pulitrice

Entro nel museo di storia naturale di questa piccola città di provincia. Tre ore da ammazzare tra un appuntamento e l’altro. Luogo fantasma, polvere e vetrine polverose. La cassiera si manicurava le unghie, dimentica il prezzo del biglietto. Io giro solo, aria stantia, biologia scolastica. Cuore lento, noia.

A metà percorso, la vedo. Lei. Georgina. Cinquantenne tarchiata, forme generose che tendono la blouse da lavoro. Serpilla in mano, sudore sulla fronte. La saluto. Lei sorride, occhi accesi. Parliamo. Divorziata come me. Figli da crescere sola. Pochi uomini dopo il bastardo che l’ha mollata. Voce roca, respiro vicino. Mi chiede del mio lavoro, della famiglia. Io confesso solitudine. Lei arrossisce. Occhi che implorano. Desiderio puro.

La Febbre

Ci avviciniamo. Calore della sua pelle mi brucia. Battito accelera. Sudore misto a profumo di detersivo. Mani sfiorano. Gruppo di adolescenti passa. Spariscono. Ci buttiamo l’uno sull’altra. Bacio feroce. Lingue che duellano. Mani sotto la blouse. Il mio cazzo pulsa duro. Lei geme piano. Odore di figa eccitata sale. Urgenza. Pericolo. Telecamera lassù. Lei mi trascina nella resserre per acquari. Chiude la porta. Chiave gira. Siamo soli.

Sbotto la sua blouse. Sostegno-gonna slacciato. Seni enormi, pesanti, aréole scure e larghe. Li strizzo. Carne calda, vene pulsanti. Lei ansima. Si inginocchia. Slaccia i miei pantaloni. Cazzo libero, venoso, pronto. Lo ingoia. Bocca calda, saliva che cola. Succhia con fame. Non esperta, ma cuore sì. Io le torco i capezzoli. Lei mugola.

Si alza. ‘Voglio te dentro.’ Culotte via. Ginocchia su cartoni. Culo offerto. Fica fradicia, succhi lungo cosce. La penetro. Scivolosa, calda come lava. Spingo forte. Lei ansima, trema. Vena multipli. Occhi persi. Rallento, allungo. Poi cambio: in piedi, piegata. Culo paffuto. La pompo. Schiaffi di carne. Gemiti soffocati. Sudore cola. Io esplodo dentro, riempie. Lei viene ancora, spasmi.

L’Incendio

Baci. 69 sudati. Lingua nella sua fica zuppa. Lei lecca palle. No anal, mai fatto. Solo fame reciproca. Voce dal corridoio. La chiamano. Ore 18, chiusura. Vestiti frettolosi. Io esco di soppiatto.

La aspetto fuori. Lei esce, sorride complice. Mi porta a casa. Appartamento stretto. Presenta ai figli: ‘Un amico.’ La bambina curiosa: ‘Dormite insieme?’ Lei annuisce. Notte intera. Sesso furioso, piano. Letto cigola. Lei sopra, seni che ballano. Fica ancora bagnata. Veniamo piano, mordendoci.

Ci rivediamo. Passo in zona, la chiamo. Notti folli. Lei mi eccita. Forme, odore, fame. Nessun futuro, ma scopate totali. Pelle che brucia ancora. Cuore che martella al ricordo. Pericolo passato, ma brividi eterni.

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