Il Treno della Tentazione

Atmosfera intima da boudoir

Il treno serale sferraglia lungo i binari della linea che collega la facoltà di Economia al mio quartiere periferico. Sono seduta vicino al finestrino, le gambe accavallate sotto la gonna grigia che uso per le lezioni. Il tessuto leggero aderisce alle cosce dopo una giornata calda di esami. Di fronte a me, sullo strapuntino, un uomo sui quarantacinque anni ha appena preso posto. Indossa un completo scuro, camicia bianca con le maniche arrotolate sugli avambracci forti e abbronzati. Non dice una parola mentre sistema la giacca sulle ginocchia.

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Il vagone è quasi vuoto. Solo due studenti più in là dormicchiano con le cuffie nelle orecchie. Io tengo il tablet sulle gambe, fingendo di rileggere gli appunti del corso di marketing. Eppure sento già i suoi occhi su di me. Non è uno sguardo casuale. È insistente, caldo, che scivola dal mio collo alla curva del seno sotto la camicetta di seta.

«Scusa, è libero qui?» chiede con voce bassa e profonda, anche se si è già seduto.

«Sì, certo» rispondo senza alzare gli occhi, ma il cuore accelera. Ha un accento romano marcato, sicuro di sé. Passano i minuti. Il treno rallenta alla prima fermata di provincia. I due studenti scendono, ridendo di qualcosa al telefono. Ora siamo soli nello scompartimento.

Sento il suo respiro cambiare. Con la coda dell’occhio vedo che ha incrociato le gambe in modo strano, il corpo leggermente girato verso il vetro. La giacca sulle ginocchia si muove ritmicamente, su e giù, con movimenti lenti ma decisi. Il mio stomaco si stringe. So esattamente cosa sta facendo.

«Stai guardando qualcosa di interessante fuori?» domando all’improvviso, la voce un po’ tremante. Non so perché ho parlato. Forse per rompere la tensione che mi sta bagnando le mutandine.

Lui sorride appena, senza girarsi del tutto. «Il panorama è bello, ma c’è qualcosa di molto più attraente qui dentro.» La sua mano continua il movimento sotto la stoffa. «Ti disturbo, signorina?»

Deglutisco. Ho ventidue anni, studio all’ultimo anno e vivo da sola da due anni. Non sono una ragazzina spaventata. Eppure la situazione mi eccita in un modo che non riesco a controllare. «Dovrei essere scandalizzata» mormoro, stringendo le cosce. «Invece continuo a guardare.»

Il suo sorriso si allarga. «Brava. Mi piace la sincerità. Vedi, non riesco a smettere da quando sei salita due fermate fa. Quella camicetta lascia intravedere il pizzo del reggiseno. E le tue gambe… cazzo, sono perfette.»

Le sue parole crude mi fanno arrossire. Sento il calore salire dal basso ventre. Senza pensarci troppo, sposto leggermente il tablet e apro un bottone della camicetta. «Così va meglio?» chiedo, la voce più roca.

Lui emette un gemito basso. Il movimento sotto la giacca accelera. «Molto meglio. Toglilo del tutto. Voglio vederti.»

Guardo la porta dello scompartimento. Nessuno. Il treno corre nella sera estiva, i campi dorati scorrono veloci. Con le dita tremanti slaccio gli altri bottoni. La camicetta si apre, rivelando il reggiseno di pizzo nero che contiene a stento il mio seno abbondante. I capezzoli sono già duri contro la stoffa.

«Cristo santo» sussurra lui. «Sei una visione. Toccati per me.»

Obbedisco quasi senza rendermene conto. Una mano scivola sotto la gonna, sfiora l’orlo delle calze autoreggenti. Le dita raggiungono il centro bagnato delle mutandine. Un sospiro mi sfugge mentre inizio a massaggiare il clitoride gonfio in cerchi lenti.

«Dimmi cosa senti» ordina lui, gli occhi fissi tra le mie gambe.

«Sono fradicia» confesso in un soffio. «Non ho mai fatto niente del genere su un treno. Ma mi eccita da morire vederti mentre ti tocchi pensando a me.»

Lui sposta la giacca di lato. Il suo cazzo è grosso, venato, la cappella lucida di liquido preseminale. Lo stringe forte alla base e riprende a masturbarlo con colpi lunghi e decisi. «Voglio vedere le tue dita dentro di te. Tira da parte quelle mutandine.»

Lo faccio. Il tessuto si sposta, mostrando la mia figa rasata e lucida. Infilo due dita lentamente, gemendo piano. Il rumore del treno copre i miei sospiri. Lui accelera il ritmo, il pugno che scivola su e giù per tutta la lunghezza.

«Sei una troietta universitaria che si bagna per uno sconosciuto, vero?» dice con voce rauca. «Quanti anni hai davvero?»

«Ventidue. E tu?»

«Quarantasette. Abbastanza per insegnarti come si fa.» Sorride malizioso. «Tira fuori quelle tette. Voglio vederle mentre ti scopi con le dita.»

Con la mano libera abbasso una coppa del reggiseno, poi l’altra. I seni pesanti rimbalzano liberi. Pizzico un capezzolo mentre le dita entrano ed escono dalla mia apertura bagnata. Il piacere sale rapidamente, le guance in fiamme.

«Cazzo, sei bellissima» ringhia lui. Si alza improvvisamente e si siede accanto a me. Il suo profumo di dopobarba e eccitazione mi avvolge. «Posso toccarti?»

«Sì» ansimo. «Ma non fermarti.»

La sua mano grande sostituisce la mia. Due dita spesse mi penetrano con forza mentre il pollice preme sul clitoride. L’altra mano afferra un seno, lo stringe, lo palpeggia. «Senti quanto sei stretta? Immagina il mio cazzo al posto delle dita.»

Gemo più forte, la testa appoggiata allo schienale. Il treno entra in una galleria, le luci tremolano. «Più forte… ti prego.»

Lui obbedisce, pompando dentro di me con ritmo implacabile. Il suono bagnato delle sue dita che mi scopano riempie lo scompartimento. «Vieni per me, piccola. Voglio sentirti contrarre intorno alle mie dita.»

Non resisto più. L’orgasmo mi travolge come un’onda. Urlo piano, mordendomi il labbro per non fare troppo rumore. Le gambe tremano, la figa pulsa violentemente intorno alle sue dita.

Quando riapro gli occhi, lui si è alzato di fronte a me. Il suo cazzo è a pochi centimetri dal mio viso. «Apri la bocca.»

Lo prendo tra le labbra senza esitare. Sa di sale e desiderio. Succhio con avidità mentre lui mi tiene la testa con una mano. «Brava ragazza. Prendilo tutto.»

Lo ingoio fino in gola, soffocando leggermente. Le lacrime mi salgono agli occhi ma non mi fermo. Lui spinge con i fianchi, scopandomi la bocca con spinte profonde. «Sto per venire… vuoi ingoiare?»

Annuisco con il cazzo ancora in bocca. Pochi secondi dopo esplode. Getti caldi e densi mi inondano la lingua. Deglutisco tutto, leccando fino all’ultima goccia.

Si lascia cadere sul sedile di fronte, il respiro affannato. Il treno rallenta avvicinandosi alla mia fermata. Mi ricompongo velocemente, abbottonando la camicetta con dita ancora tremanti. Lui mi guarda con un sorriso soddisfatto.

«Scendi qui?» chiede.

«Sì.»

«Magari la prossima volta prendiamo lo stesso treno.»

Mi alzo, sistemo la gonna. Prima di aprire la porta dello scompartimento mi volto un’ultima volta. «Forse sì. Ma la prossima volta voglio sentirti dentro di me.»

Scendo sulla banchina ancora bagnata tra le gambe, il sapore del suo sperma ancora in bocca. Il treno riparte nella notte mentre io cammino verso casa, già impaziente per il viaggio di ritorno di domani sera.

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