Confessione nella Giungla di Bornéo: il Mio Orgasmo Selvaggio davanti agli Scimpanzé
Mano contro il tronco ruvido, coperto di muschio. Fiato corto. Camicia zuppa di sudore. Calore soffocante. Umidità che avvolge tutto. Pende ripida, passo dopo passo. Antenna radar in mano. Cerco il mio branco di scimpanzé. Tre anni a seguirli, osservarli, analizzarli. Isola di Bornéo, lontana da tutto. Missione quasi finita. Ma prima, devo completare.
Crepitio nell’auricolare. Vicini. Risalgo tra erbe alte, tronchi marci. Odore umido, acre di humus in decomposizione. La pendenza sparisce. Orlo di una grande radura. Al centro, il branco: femmine e cuccioli dentro, maschi giovani ai bordi, Bouba, il dominante, in mezzo alle femmine.
La Febbre
Mi sistemo tra le foglie. Non mi nascondo. Mi hanno accettata. Non li disturbo. Bouba corteggia una giovane femmina. Osservo attenta. Fianchi sul tacco delle scarpe, mento sui ginocchi. Rut animale, quasi umano. Controllo la camera.
Picotii nel ventre. Non è la prima volta. Ma oggi, strani. Tre anni sola. Solo masturbazioni notturne, sogni erotici. Calma piatta. Ora, urgenza. Voglio sfogarmi qui, in natura, vicino a loro.
Silenzio. Pantaloni alle caviglie. Poncho steso. Mi sdraio a metà. Foglie mi coprono. Li vedo ancora. Mani sulle cosce interne. Pelle calda, umida. Mano ruvida sale. Sfregio pube sul velo della slip. La spingo via. Dita aprono labbra vulva. Tocca clitoride. Si indurisce, trema.
Cuore accelera. Pelle brucia. Desiderio rosso, divorante.
Lentamente. Carezzo. Vado e vengo. Giro intorno. Unghia leggera. Sospiri discreti. Piacere sale piano. Tempo. Gesti lenti. La assaporo. Dita in bocca. Saliva abbondante. Torno giù. Clitoride eretto pulsa.
Sesso umido ora. Vuole attenzioni. Occhi chiusi. Dita su grandi labbra bagnate. Le strofino. Avanti-indietro. Tiro. Le apro. Veluto intimo. Calore. Cyprine cola, bagna solco fianchi.
Schiena contro tronco. Camicia aperta. Pinzo capezzolo. Seno si appesantisce. Tettola dura. Ventre in fiamme. Respiro affannoso.
Dita all’ingresso. Una. Due. Tre. Mi contorco. Penetro profonda. Apro dita. Sento riempirmi. Immagino cazzo enorme. Teso. Pronto a esplodere.
Pelle sudata. Battito martella. Urgenza totale.
Mano su glutei. Satinata, umida. Sillon profondo. Posizione comoda. Anello anale. Giro intorno. Plissei sotto dita. Umido di cyprine. Si apre. Dito entra. Lento va-e-vieni. Completa il fuoco.
Sospendo. Vaga cala. Riprendo. Accelerò. Crescendo pazzesco. Unghia gratta fondo vagina. Spasmo stringe mano.
L’Incendio
Sempre più veloce. Seni pesanti. Sesso e ano aperti, inondati. Ritmo furioso. Penetrazioni profonde. Gemiti rauchi. Respiro rotto.
Vague rapide. Ventre si solleva. Fianchi decollano.
Esplosione. Arco corpo. Urlo rauco. Ondate fulminee. Mani prigioniere carni umide. Tesa. Immobile. Ondate svaniscono piano.
Apro occhi. Branca intorno. Cerchio a due metri. Mi fissano. Maschi giovani gridano, battono mani. Femmine “youyou”, mano su occhi.
Mi raddrizzo. Vergogna onda. Calore viso. Da quanto? Non so. Tempo perso.
Cerco Bouba. Lo vedo. Camera in mano. Obiettivo su me.
Ridicolo. Io, etno-sociologa, spio loro. Ora loro me.
Rido. Nervosa. Liberata. Branca arretra. Si allontana. Bouba ultimo, lascia camera.
Mi rivesto. Raccatto tutto. Scendo al campo. Tempo di civiltà. Prima perverto loro.
Camera? Niente registrato. Sollievo.
Epilogo. Due settimane. Rientro Europa. Su barca. Commissario bordo mi accoglie in cabina. Tre anni astinenza. Ardor da recuperare. Una sera, per calmare, le racconto tutto.



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