Confessione in Montagna: La Caccia Notturna al Piacere Divorante
È passata più di mezza secolo, ma l’eco dei nostri risate e gemiti riecheggia ancora tra le montagne. Tu, selvaggia imprevedibile, dea in espadrillas, silhouette snella sulla cresta. Ricordi i sentieri sinuosi, le foreste profonde dove incontrasti il lupo. Le nostre tane scoscese, nidi d’aquila per carezze rubate. Notte estiva, campeggio eretto. Tenda al riparo dal vento. Tu nuda sul sacco a pelo, inutile contro il caldo. Luna filtra dalla zanzariera, accarezza la curva della tua schiena come schiuma sul sabbia. Leccandomi le labbra, sento il lupo-garou ululare dentro. Tutti dormono, tranne noi. Istinto ti chiama fuori. Non finisci nella bocca del lupo, non prima di farlo correre.
Trovi un pretesto. ‘Aspetta, vado a pisciare!’ Sai cosa significa. Non è la prima volta che giochiamo a lupo e agnello. Scappi leggera, passi fouettano la rugiada sull’erba tiepida. Come un capriolo. Io conto. Uno, due, tre… I tuoi passi si allontanano, frullii da coniglio. Dieci, undici… Immagino quel culo sfacciato, illuminato da bagliori fugaci, fondersi nella notte. Trenta, quaranta… Non barare, dammi vantaggio. Sessanta, settanta… Saliva mi riempie la bocca in fiamme. Cento. Balzo fuori, quasi strappo l’auvent. Libertà del Grande Fuori mi stordisce. Cazzo duro, passo conquistrante, viscere bollenti. Scalo il terrapieno. Sotto, fiumiciattolo bordato da bosco. Riflessi d’acqua tradiscono la tua sagoma saltellante. Pochi umani in giro. Precipito giù, denti in avanti, furia nel corpo. Ti schivi, ecciti il cacciatore. Veloce come gazzella, io con 20 km di cresta nelle gambe. Perfetto. Non voglio prenderti subito. Alterno sprint e passi cauti. Duriamo il piacere. Ti avvicini, ti rotoli a terra come gatta in calore, poi sfrecci via dal maschio.
La Febbre
Cuore martella. Pelle brucia. Desiderio rosso, animale. Ti inseguo nel buio, fiato corto, sudore cola. Aria notte profuma di terra umida, muschio, tuo sesso.
La catturo. Ti plaque al suolo, terra tiepida ci avvolge. Umus molle sotto schiena. Io, segno di Terra, ti radico. Pelle su pelle, calore palpita. Ti modello come argilla. Accentuo i tuoi capezzoli duri. Tu scavi il mio solco spinale. Oscilliamo sui rilievi delle curve. Scendo ai tuoi monti, cerco terra fertile. Nessuna barriera ferma l’invasione. Lisière dei tuoi bassi fondi. Pelouse soave, intatta. Labbra libere mi prendono nella fibra. Cazzo duro come acacia. Lingua tua da falegnama lecca venature, assapora nodo gonfio di linfa. Verde come me. Il tuo iris si apre, colori feroci.
Seguo acqua del desiderio. Dita nei marais. Remontano il tuo fiume sotterraneo. Diventi fluida, anguilla sinuosa. Schiena ondeggia. Pelle scivolosa, umida. Acque si mischiano in bocca. Marea mia sale. Lingua rompe dighe delle tue cosce. Embocatura dell’umanità. Vita pulsa, sgorga. Bevo fino all’ebbrezza. Corrente ti respinge, ma clitoride chiama. Sirena mi attira. Diventi fontana. Crue premonitrice di vulcano.
L’Incendio
Fuoco cova. Febbre sale. Plastre continentali urtano. Terra tua si apre. Ondate sismiche mi scuotono. Vulcano mio si desta. Ti avvicino alla fessura. Pressione lava insopportabile. Lingua tua infuocata. Penisola mia scivola nella tua fossa. Scontro tonante. Terremoto.
Livello 3 Richter: terra mia trema, tua vibra. Cinque: fenditure, gouffres ardenti. Sette: tuoi urli folli. Nove: caos totale, bassi fondi devastati.
Magma sale. Non fermarlo. Urli invocano sangue terra. Io grido catastrofe. Nuvoles ardenti irrompono. Bombe vulcaniche. Ti sciogli nella lava viscosa che verso nelle tue gole profonde. Quattro elementi uniti: acqua vita, fuoco sacro, aria, terra. Nascita nuova.
Pelle ancora bruciante. Sdraiati nell’humus, fiato corto. Sudore si asciuga al vento notte. Cuori rallentano. Ti stringo, ossa contro ossa. Montagna ci guarda silente. Unico, irripetibile. Polvere ormai, ma ti raggiungerò sulla cresta, nel nostro santuario folle.



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